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...Il paziente non viene a ricordare sé stesso con un semplice rimescolamento delle carte; egli, piuttosto, "scopre e fa" sé stesso...F. Perls "La terapia della Gestalt",1951

20 novembre 2008

Psicoterapia della gestalt con adolescenti

Gli adolescenti/studenti (termini a volte sovrapposti) vivono una condizione che si può definire di “sottomissione” all’interno della società poiché organizzata in modo che gli stessi vengano tirati fuori da numerosi contesti decisionali. Nello specifico la scuola, istituzione che maggiormente li rappresenta, sembra purtroppo non adeguarsi alle conquiste fatte sul piano delle ricerche. Essa perpetua delle modalità organizzative che facilitano un disagio a cui si potrebbe porre rimedio principalmente modificando l’assetto organizzativo, ridistribuendo le competenze, le responsabilità, favorendo il confronto tra le parti interessante, garantendo uno spazio di contrattazione, ponendo l’attenzione sugli aspetti emozionali e modificando gli strumenti di valutazione e i criteri di merito.Sia nelle scuole, che all’interno del sistema societario in genere, i ragazzi vivono l’esperienza della restrizione, non percepiscono l’istituzione scolastica o i luoghi di socialità adulte, come un luoghi adatti alle loro esigenze e sentono che non c’è spazio per tutto il loro essere. La scuola, nello specifico, richiede loro di indossare i soli panni dello studente e di lasciare fuori la vita emotiva e questa scissione provoca disagio e malessere.
I preadolescenti e gli adolescenti portano con loro un forte bisogno, quello di sentirsi autonomi, sottolineando l’importanza del “riconoscimento” da parte degli adulti su tutti i piani, non solo quello delle prestazioni. I ragazzi e le ragazze cercano delle relazioni in cui potersi sentire accettati e non subordinati.
L’esito dell’incontro-scontro tra gli adolescenti e la cultura degli “adulti” può essere di due tipi: o gli adolescenti dimostrano di aver appreso valori comportamenti richiesti, oppure dimostrano di fare resistenza, e in questo caso vengono considerati ragazzi difficili, casi devianti ecc..
All’interno di questo contesto gli adolescenti vivono un disagio al quale saprebbero dare forma se avessero uno spazio in cui veramente poter esprimere i propri bisogni e sentissero di avere un potere decisionale. La famiglia, la scuola e i luoghi di socializzazione con adulti sono spesso sistemi che si autoperpetuano, che efficacemente sovvertono l’autonomia personale e mettendo al suo posto la conformità e l’introiezione.
Gli adolescenti pertanto devono godere di un sostegno che li supporti verso il bisogno di all’autonomia a cui tendono; la tradizione terapeutica Gestaltica è un approccio che ha proprio l’obiettivo di facilitare questo processo data la concentrazione che essa pone all’aspetto concreto della volontà personale, all’intenzionalità; con parole di A.R. Ravenna, “Il comportamento umano è un evento intenzionale finalizzato, che si svolge all’interno di un continuum, ed è proprio questo implicito teorico che caratterizzata la psicoterapia della Gestalt”.
Dall’esperienza di prendere contatto con quello che c’è nel presente, delle emozioni nel qui ed ora (cosa sento), dall’esperienza di rendersi conto delle proprie intenzioni (cosa voglio), la persona è facilitata ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni (cosa faccio) e a valutare, in termini emozionali (e non morale legato ad una valutazione che scaturisce da un astratto e deresponsabilizzante mondo delle idee ), che effetto gli fa l’azione (cosa provo dopo aver fatto esperienza), cioè gli è chiesto di arrendersi a volere qualcosa da se stessi, e a dare forma (fare esperienza) ad una interazione in direzione del desiderio espresso. Questo è ciò che rende la Psicoterapia della Gestalt un approccio in direzione dell’autonomia perché basato sull’assunzione di responsabilità del proprio essere nel mondo.
Parafrasando P. Quattrini, in sintesi, si solleva una riflessione sul rapporto tra psicoterapeuta e paziente (in questo caso adolescente), sulla gestione gerarchica del rapporto, gestione dell’autorità. Come psicoterapeuti/adulti dobbiamo scegliere se aderire all’idea di possedere una autorità di diritto (un potere riconosciuto dall’alto) o una autorità delegata dal paziente. Tale scelta è una scelta politica. C’è da scegliere tra una autorità monarchica o democratica, la seconda non essendo una forma di interazione naturale va sostenuta con un grosso apporto di responsabilità personale. Come dice Quattrini la relazione psicoterapeutica richiede una proiezione, un transfert, “un trasferimento di una autorità conosciuta altrove”, affinché il paziente possa dare credibilità ad uno “sconosciuto”, ma questo necessita di un accordo sul piano del tipo di autorità che vogliamo mettere in gioco. È essenziale, affinché il paziente possa intraprendere un percorso verso l’autonomia, che il terapeuta non si assuma un ruolo di autorità monarchica, benché sia la forma che spesso gli viene attribuita ed è in questo che la Gestalt fornisce un grande esempio di democraticità, conditio sine qua non affinché il nostro lavoro sia veramente al servizio della “liberazione” delle persone.
È importante come psicologi/adulti riuscire a porci, non solo come facilitatori e guida sul piano cognitivo, ma soprattutto come facilitatori sul piano relazionale e affettivo: come figura di identificazione positiva (adulto di cui si ha stima e di cui ci si fida) che possa contribuire a ridurre e a contenere i sensi di colpa con i quali gli adolescenti, più o meno consapevolmente, affrontano l’inizio della separazione dalle figure genitoriali (processo inevitabile e necessario per crescere ma che comporta sempre dei prezzi sul piano affettivo), a esprime le proprie emozioni così da canalizzarle in direzioni funzionali al percorso “dall’adolescenza all’intenzionalità”.