10 novembre 2008

Le regole, la scuola e il counselling scolastico

Mentre alla routine viene riconosciuta la funzione stabilizzante e rassicurante alle regole è riconosciuta la funzione di contenimento, di orientamento e guida all’esecuzione dei comportamenti, ma esse sono anche espressioni di definizioni condivise della realtà. Il rischio insito nel chiedere di rispettare le regole che non hanno alcun senso agli occhi di un minore è che non introiettano né le regole, né il principio generale della necessità di conformarsi a parametri d’azione o definizioni condivise di comportamento appropriato alle situazioni. Ma il rischio peggiore è quello che un minore accetti la regola pur non introiettandola perché non ritenuta sensata e questo produce soggetti disponibili ad ulteriori manipolazioni.
Le regole devono essere sensate agli occhi di un minore e questo si ottiene innanzi tutto negoziando col minore quelle stesse regole, prevedendo margini di flessibilità e possibilità di trasgressione, in secondo luogo le regole devono tradursi in un tangibile miglioramento della qualità di vita.
Questo è per noi un grande implicito, infatti, nonostante vi siano delle regole già definite a priori da noi psicologici (stanza, orario, durata) ci troviamo a concordare le regole con il nostro paziente.
Molti studenti lamentano la rigidità delle regole scolastiche e si presentano spesso nello spazio di ascolto con l’obiettivo di denigrarle e basta. Nonostante alcune regole vadano accettate come sono, trovo che gli studenti siano quasi rassegnati alla loro condizione. Ponendo l’attenzione su cosa possono fare loro per modificare le regole i ragazzi sembrano trovarsi in una situazione nuova, quasi non fossero più abituati a pattuire. Pattuire delle regole richiede un senso di responsabilità che i giovani sembrano avere. Come psicologa nello spazio di ascolto detto delle regole che non sono negoziabili ma gran parte del mio lavoro con i ragazzi è fatto di negoziazione. I ragazzi arrivano con un mondo di regole esplicite ed implicite che danno per scontate e che sentono di non poter modificare. Modificare una regola corrisponde molte volte all’eliminazione della stessa e non intravedono la possibilità, né dell’eventuale utilità, né la possibilità di negoziare. Questo atteggiamento di arresa verso le regole si mostra con una sorta di arresa al cambiamento e rassegnazione che si diffonde ed esclude la possibilità di trovare dei modi per migliorare. Non di rado i ragazzi mostrano una grande difficoltà a immaginare delle alternative. Questo atteggiamento rinunciatario sembra essere molto diffuso e più preoccupante. Anche nei casi in cui la regola può essere negoziabile i ragazzi mostrano difficoltà a mediare e come soluzione intravedono solo l’eliminazione della stessa. Negoziare significa dover esprimere il proprio punto di vista, esprimere i propri bisogni e valutare le conseguenze delle proprie azioni. Fungere da facilitatori in questo processo di contrattazione fa scoprire ai ragazzi che si può dar voce al proprio punto di vista e non li abitua alla sottomissione e al conformismo. Non entrando nel merito delle regole interne degli adolescenti, che appaiono molto più rigide di quelle scolastiche, preme sottolineare che per assumersi un ruolo adulto appare necessario imparare a far dialogare le varie parti di sé, o le parti in causa, al fine di tentare di fondare delle regole che diano dignità a tutti i partecipanti.