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20 novembre 2008

la valutazione scolastica: dall'insuccesso alla responsabilità

Dallo scopo del voto, nasce il meccanismo che mantiene in vita nel giovane il bisogno di affiliazione, di dipendenza, di approvazione da parte dell’adulto, con l’abitudine al comportamento di sottomissione all’opinione del gruppo ed in particolare dell’insegnante, e cioè di costante e indiscutibile conformismo. In un certo senso ciò è pedagogicamente valido: in effetti questi comportamenti, frutto dell’identificazione con l’adulto fonte d’autorità o determinati dall’aspettativa della ricompensa, richiedono e stabiliscono una coerenza nella personalità in termini di necessario autocontrollo e sotto certi aspetti di presa di responsabilità.Parlando di voto è necessario parlare dell’evento precedente il voto, l’esame. La situazione esame può per molti giovani diventare momento carico d’ansia. Stein (in Meazzini P., 1996) ha messo a punto un modello per quanto riguarda i fattori che contribuiscono alla paura d’esame. Se l’insuccesso è solo uno dei tanti eventi che si verificano nella vita di una persona allora il fallimento potrà essere anche costruttivo, ma se l’insuccesso è considerato una sentenza definitiva sulle proprie qualità e sui propri meriti allora sarà distruttivo, si perderanno realmente fiducia nelle varie possibilità di far fronte a situazione di questo tipo e molto spesso si cercherà di giustificare l’insuccesso attribuendone ad altri le cause (Meazzini P., 1996).
In un sistema basato sulla valutazione, quale è la scuola, è molto diffuso che i ragazzi parlino, nello spazio di ascolto, della paura dell’esame o delle valutazioni in genere. Spesso l’insuccesso viene attribuito ad altri ma più spesso accade che non sentano di possedere delle capacità o mostrano poca fiducia nella loro tolleranza alla paura. Come sostenerli in una situazione in cui sono sottoposti a così tanta ansia?. Nonostante l’esame rappresenti una situazione ansiogena, dato lo scopo di valutare le competenze, i ragazzi si accostano allo psicologo aspettandosi un consiglio risolutivo. La richiesta che gli adolescenti pongono è di essere liberati dall’ansia (paura) e con grande insoddisfazione accettano il fatto che la paura non può essere eliminata. Quando questo viene scoperto immagino di ricevere un brutto voto da parte loro; primi fra tutti noi psicologi dobbiamo convivere con la valutazione. È evidente che una paura spropositata merita una indagine più approfondita ma in media si può aiutare lo studente a passare dal sostegno all’autosostegno anche in uno spazio ridotto quale è lo sportello di ascolto. In questo senso risulta molto efficace far si che le persone che vivono ansia/paura per una prestazione trovino da sé un modo per sostenersi e auto-rassicurarsi in quei momenti. Come psicoterapeuta della Gestalt posso solo aiutare il paziente ad aiutarsi. È chiaro che sarebbe molto interessante riuscire a creare delle condizioni per cui gli studenti possano svincolarsi da dinamiche di valutazione su una logica approvazione-disapprovazione ma possiamo come psicologi favorire un processo di scambio in cui tale logica non venga riproposta. Il cambio di rotta che si propone in questo senso è basato sull’attenzione posta al sentire, alle emozioni che esulano da giudizi buono/cattivo, sufficiente/insufficiente. L’attenzione al sentire e la ricerca di una soluzione autentica e creativa aprono le porte a soluzioni che lo studente/adolescente non aveva preso in considerazione. La risposta creativa ad un problema è possibile solo avendo indagato i bisogni che emergono, avendo preso in considerazione il connotato emozionale e avendo “inventato” un agito (emozionale/comportamentale) che ci soddisfi in direzione del nostro “volere”. Se si esce dalla dinamica di sottomissione e si assume la responsabilità delle proprie azioni, allora il voto può essere ridimensionato ad una mera valutazione di prestazioni specifiche e non un giudizio definitivo dell’intera esistenza.