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23 ottobre 2008

ruolo affettivo dell'adolescente e ruolo sociale dello studente

La scuola chiede esplicitamente ai ragazzi di indossare il ruolo sociale di studente, che oltre tutto è l’unico che la cultura degli adulti propone loro. L’adolescente è invitato a giungere a scuola indossando il ruolo di studente in modo che, condividendo le finalità, i valori, le aspettative implicite ed esplicite del proprio ruolo sociale, esso dovrebbe aiutarlo a mettere a regime i suoi affetti facendo in modo che le sue speranze, timori, soddisfazioni, autostima, tristezza e noia siano da esso fortemente organizzate.

L’auspicio della scuola è di riuscire a totalizzare l’esperienza affettiva dell’adolescente attraverso la sovrapposizione al ruolo affettivo dell’adolescente, con il ruolo di studente. Lo studente dovrebbe essere al servizio dell’adolescente che può aiutarlo a realizzare il suo desiderio di farsi ammirare dagli adulti di riferimento e a conquistare un livello adeguato di visibilità sociale.
Gli adolescenti privi del ruolo di studenti, sono spesso destinati all’insuccesso scolastico.
Questa considerazione si riflette spesso sulle domande dei ragazzi che usufruiscono dello spazio di ascolto, i quali sentono di non avere uno spazio adeguato in cui esprimere il proprio stato affettivo, bensì sono addestrati maggiormente a sviluppare le capacità cognitive e ad utilizzare un pensiero logico-razionale. Non stupisce che gli studenti arrivino nello spazio di ascolto dimostrando la non abitudine ad esprimere il loro mondo affettivo, anzi, la “risoluzione del problema” viene proposta sempre in termini di problem solving, evitando l’aspetto affettivo dell’esperienza. Nonostante sia auspicabile, all’interno di un setting di counseling scolastico, un intervento di tipo “problem solving” è importante considerare che un intervento di tipo gestaltico pone sempre l’attenzione e lo spazio al vissuto emozionale e permette, così, allo studente di rendersi conto ed esprimere le proprie emozioni e bisogni. A mio parere, benché costituito da uno o poco più incontri, questa modalità innesca una possibilità che spesso viene negata all’interno dell’istituzione scolastica e non solo. Dare spazio al mondo affettivo dello studente/adolescente significa garantire il diritto di espressione delle emozioni; è a partire da questo che un individuo può rendersi conto di quelli che sono i suoi bisogni e assumersi la responsabilità delle proprie azioni.